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La rete delle destre europee sembra viaggiare su una traiettoria sempre più autonoma e pervasiva. L’ultima scossa arriva dalla Lega di Matteo Salvini e da un personaggio che ultimamente ne incarnava valori, determinazioni e contraddizioni: Roberto Vannacci. L’ex generale è stato protagonista di un’ascesa costante che lo ha portato, in questi giorni, ad abbandonare il partito che lo aveva accolto sin dalle sue prime aspirazioni politiche, dopo il successo editoriale del libro autopubblicato “Il Mondo al contrario”, e intraprendere una nuova strada. Vannacci ha scelto di fondare un suo partito: “Futuro Nazionale”. Dietro questa scelta e al legame del programma del generale con quello del partito di estrema destra tedesco AfD (Alternative für Deutschland), c’è chi vede lo zampino dell’ideologo di Trump, Steve Bannon, e il disegno di un obiettivo più grande.

In questi giorni, il nome di Steve Bannon è tornato ad apparire tra le pagine dei giornali e dei notiziari. Bannon è l’ideologo statunitense che ha plasmato il primo Donald Trump e ha dominato le reti del popolo MAGA (“Make America Great Again”), esponente della cosiddetta “destra alternativa” e definito nel 2016 da diversi critici come “l’anima nera” dell’amministrazione Trump. Da ciò che sta emergendo dai documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense sull’imprenditore Jeffrey Epstein, condannato per traffico di minorenni e morto in carcere nel 2019, alcuni dei successi delle destre europee potrebbero dipendere proprio dall’influenza di Bannon e da il suo legame con Epstein. Dai cosiddetti “Epstein Files” affiorano, infatti, le manovre dello stratega per creare una rete di estrema destra in Europa capace di rispondere alle esigenze del bacino MAGA e trumpiano. Dallo scambio di mail e messaggi tra Epstein e Bannon, quest’ultimo appare dichiaratamente interessato a ricercare finanziamenti da destinare a Matteo Salvini e Marine Le Pen, in vista delle europee del 2019. Tornata che di fatto segnò il trionfo di Salvini al 34%. Secondo La Stampa, la scelta di autonomia di Vannacci da una Lega che tradirebbe sempre più i suoi valori risponderebbe al mai sopito desiderio di Bannon verso una rete nera internazionale sotto il segno trumpiano MAGA.

L’avvicinamento del nuovo partito di Roberto Vannacci all’AfD, pertanto, è visto da molti come un ritorno della vecchia scommessa di Bannon, stanco di Salvini e di una Giorgia Meloni fin troppo «globalista» e sottomessa a Nato e Ue. I punti nel programma di “Futuro Nazionale” e AfD sono pressocché gli stessi e puntano sulla fine del sostegno all’Ucraina e sul tema della remigrazione, che sta riunendo l’estrema destra di tutta Europa. Così Vannacci, nel suo primo evento pubblico dopo l’annuncio del nuovo percorso in autonomia, difende a suo modo l’Ice di Trump nel favorire la remigrazione e torna ad invocare un dialogo con la Russia di Vladimir Putin. Lo stesso Giulio Curatella, responsabile per il Centro-Sud del direttivo nazionale dell’associazione “Il Mondo al contrario”, ha confermato a La Stampa di essere amico di Benjamin Harnwell, braccio destro dello stratega statunitense: «Lui parla con Bannon, io con il generale. Auspico un suo viaggio, presto, negli Stati Uniti».

Intanto, secondo le analisi di YouTrend, “Futuro Nazionale” è dato nei sondaggi attorno al 4%, attingendo dai consensi di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, principalmente. «Non male per un soggetto che ancora non esiste», commenta Vannacci. A dare sostegno al generale compaiono già nomi cari all’estrema destra come Mario Borghezio e il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini. Certo, all’annuncio del nuovo partito di Vannacci dovranno seguire poi azioni concrete, che siano in grado dare una struttura a “Futuro Nazionale” e una lista da presentare alle politiche del 2027. Tuttavia, il timore diffuso è che, se nel tempo organizzazioni dichiaratamente neofasciste non sono mai entrate seriamente nel gioco elettorale, ora, con leader di spicco come Vannacci, il cambio di rotta appare significativo.

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