Analisi tecnica sulla situazione del vortice polare con prospettive.
Negli ultimi giorni si è parlato molto di una possibile rottura del vortice polare, il cosiddetto split del vortice polare. Gli ultimi aggiornamenti indicano però che questo scenario è diventato meno probabile. Al momento sembra più realistico un vortice polare che si sposta o si allunga da un lato, senza dividersi in due.
L'inverno ed il freddo non dipende solo dalla rottura del vortice polare, questa importante figura in alta quota che entra nella variabilità invernale. Anche senza uno split, condizioni invernali possono comunque manifestarsi grazie alle normali dinamiche della circolazione atmosferica. Inoltre, pur restando integro, il vortice polare risulta disturbato e quindi non blocca rigidamente i movimenti dell'atmosfera alle nostre latitudini.
In questa fase ci sono in gioco due fattori principali. Il primo è il vortice polare; non è abbastanza forte e compatto da imporre una circolazione tesa e monotona, ma nemmeno così capace da determinare una svolta netta. Il suo ruolo, almeno per ora, è quello di influenzare l'evoluzione, senza controllarla del tutto.
Il secondo fattore è la circolazione delle medie latitudini, cioè quella che governa il tempo che sperimentiamo ogni giorno. Ed è soprattutto qui che si decide l'evoluzione concreta delle prossime settimane, proprio perché manca una regia chiara dall'alto.
A questo quadro si aggiunge anche il contributo delle regioni tropicali. Le dinamiche tropicali non generano direttamente freddo o caldo alle nostre latitudini, ma modificano l'equilibrio generale dell'atmosfera, rendendo alcune configurazioni più stabili e altre più fragili. Nessuno di questi tre fattori agisce da solo, ed è dal loro equilibrio che emergerà lo schema atmosferico prevalente nelle prossime settimane.
Cosa dicono i modelli? Fino a metà mese, grosso modo, continueranno ancora le correnti atlantiche a raggiungere il Mediterraneo e l'Italia, quindi ancora perturbazioni e ancora piogge. Per alcune zone d'Europa, come tra Spagna e Portogallo, questo significa aggravare la situazione attuale per via della tanta pioggia caduta. Successivamente c'è un tentativo di maggiore ondulazione del flusso, con il flusso perturbato Atlantico meno dominante e qualche possibile affondo freddo più incisivo, ma senza segnali di blocchi duraturi. In questo contesto tenderanno a diminuire le intense precipitazioni che stanno coinvolgendo l'Europa occidentale ed anche il Mediterraneo mentre l'aria fredda artica potrebbe guadagnare terreno verso l'Europa centrale ed orientale, fino a lambire anche la nostra Penisola.
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Negli ultimi giorni si è parlato molto di una possibile rottura del vortice polare, il cosiddetto split del vortice polare. Gli ultimi aggiornamenti indicano però che questo scenario è diventato meno probabile. Al momento sembra più realistico un vortice polare che si sposta o si allunga da un lato, senza dividersi in due.
L'inverno ed il freddo non dipende solo dalla rottura del vortice polare, questa importante figura in alta quota che entra nella variabilità invernale. Anche senza uno split, condizioni invernali possono comunque manifestarsi grazie alle normali dinamiche della circolazione atmosferica. Inoltre, pur restando integro, il vortice polare risulta disturbato e quindi non blocca rigidamente i movimenti dell'atmosfera alle nostre latitudini.
In questa fase ci sono in gioco due fattori principali. Il primo è il vortice polare; non è abbastanza forte e compatto da imporre una circolazione tesa e monotona, ma nemmeno così capace da determinare una svolta netta. Il suo ruolo, almeno per ora, è quello di influenzare l'evoluzione, senza controllarla del tutto.
Il secondo fattore è la circolazione delle medie latitudini, cioè quella che governa il tempo che sperimentiamo ogni giorno. Ed è soprattutto qui che si decide l'evoluzione concreta delle prossime settimane, proprio perché manca una regia chiara dall'alto.
A questo quadro si aggiunge anche il contributo delle regioni tropicali. Le dinamiche tropicali non generano direttamente freddo o caldo alle nostre latitudini, ma modificano l'equilibrio generale dell'atmosfera, rendendo alcune configurazioni più stabili e altre più fragili. Nessuno di questi tre fattori agisce da solo, ed è dal loro equilibrio che emergerà lo schema atmosferico prevalente nelle prossime settimane.
Cosa dicono i modelli? Fino a metà mese, grosso modo, continueranno ancora le correnti atlantiche a raggiungere il Mediterraneo e l'Italia, quindi ancora perturbazioni e ancora piogge. Per alcune zone d'Europa, come tra Spagna e Portogallo, questo significa aggravare la situazione attuale per via della tanta pioggia caduta. Successivamente c'è un tentativo di maggiore ondulazione del flusso, con il flusso perturbato Atlantico meno dominante e qualche possibile affondo freddo più incisivo, ma senza segnali di blocchi duraturi. In questo contesto tenderanno a diminuire le intense precipitazioni che stanno coinvolgendo l'Europa occidentale ed anche il Mediterraneo mentre l'aria fredda artica potrebbe guadagnare terreno verso l'Europa centrale ed orientale, fino a lambire anche la nostra Penisola.
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