PORDENONE

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PORDENONE - «Ci vergogniamo». Non sono pochi i cittadini di San Vito al Tagliamento che si stanno dissociando pubblicamente, attraverso post e commenti sui social, dalle azioni per cui è indagato un loro compaesano 80enne. Avrebbe sparato a civili, tra cui donne e bambini: queste le accuse rivolte a Giuseppe Vegnaduzzo, ex camionista di Savorgnano, che lavorava per un'azienda metalmeccanica del territorio sanvitese.

Appassionato di caccia, spesso in viaggio nei Balcani, l'80enne è il primo indagato nell'inchiesta avviata dalla Procura di Milano sui cosiddetti "cecchini del weekend", stranieri che avrebbero pagato per partecipare a veri e propri "safari umani" nella Sarajevo assediata dalle forze serbo-bosniache tra il 1992 e il 1995. Lunedì verrà interrogato a Milano.

Tra i primi a commentare la notizia, ieri mattina, il dottor Giorgio Simon, già direttore generale dell'Azienda sanitaria del Friuli occidentale. «Vive qui. Nel mio stesso paese. Nel luogo dove sono nato - ha scritto il professionista sul proprio profilo Facebook -. In un paese dove la solidarietà e l'accoglienza sono motivo di orgoglio. In un luogo dove ci si conosce quasi tutti da sempre. Magari ho bevuto il caffè o l'aperitivo vicino a lui. Comprato il pane nello stesso negozio. Forse lo conosco e lo saluto. E quando qui la notte si sentiva il rombo continuo degli aerei che da Aviano andavano a bombardare la Jugoslavia c'era chi passava i fine settimana a fare il tiro a segno su donne e bambini. Poi ritornava al paese. A bere l'aperitivo, come se nulla fosse. Perché "la banalità del male"».

Non è l'unico a inorridire all'idea di aver condiviso il tavolo di un bar con lui. Ma c'è chi si spinge oltre: «Sarei disposto a pagare per eliminarlo», è uno dei commenti. «Il terrore che ha seminato - è un altro messaggio - deve tornagli indietro tutto, senza sconti». «Massimo disprezzo», tagliano corto altri. Sulla questione si espone anche l'ex militare Marco Palmeri, residente da tempo a San Vito, che conosce bene le terre dei Balcani. Veterano e Vittima del Dovere d'Italia, Palmeri dichiara di «provare un senso di rabbia e vergogna». «Nei Balcani oltre 400 ragazzi hanno perso la vita e migliaia si sono gravemente ammalati - scrive -. Eravamo lì per proteggere i civili, per stare tra gli innocenti e la violenza. Ogni giorno era una scelta tra il pericolo e il dovere: vedere bambini sotto le bombe, donne terrorizzate, anziani abbandonati, e sapere che il nostro compito era mettere il corpo tra loro e la morte. Abbiamo visto il dolore negli occhi di chi non aveva più niente, ma anche la speranza che potesse ancora arrivare un gesto di protezione, una scorta sicura, un pasto, una parola di conforto. Alcuni dei nostri fratelli sono morti così: difendendo bambini, donne e anziani». «Sapere che, solo qualche anno prima, anche uomini della mia stessa città e del mio Paese andavano lì per i "safari umani" - sottolinea Palmeri -, per uccidere civili per divertimento, mi provoca rabbia e vergogna. Non erano soldati, non rappresentavano l'Italia che ho servito. Erano criminali di guerra, brutali assassini». Sui social i commenti sono tanti; nella frazione le voci corrono, ma non si parla volentieri. Don Luciano Peschiutta afferma di «non sapere niente». Luigi Violin, storico capogruppo degli alpini di Savorgnano si dichiara incredulo nell'apprendere che in zona ci possa essere «un individuo non tanto facile».

Ma c'è anche chi, in paese, si sorprende e ricorda l'80enne come una persona «tranquilla e socievole, che si dedicava al volontariato con gli anziani». Le idee politiche «molto di destra» non sono mai state un mistero, e nemmeno la passione per la caccia, ma i concittadini non si dichiarano al corrente per quanto riguarda invece la "caccia umana", anche se lui se ne sarebbe vantato nei bar del paese.

Intanto, potrebbero aumentare gli indagati nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano. Ai nomi di Vegnaduzzo e di altri due friulani, un coetaneao carnico, e un triestino (oltre a un torinese e un milanese), potrebbero aggiungersene altri. La Procura lombarda sta lavorando su numerose altre segnalazioni su presunti "cecchini del weekend". Ora c'è un coordinamento internazionale e si stanno muovendo anche autorità giudiziarie estere, tra cui quelle belga, francese e svizzera.

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