Empoli, 6 febbraio 2026 – Condannate a una pena di due anni e quattro mesi di reclusione per omicidio colposo. Si era chiusa così la sentenza di primo grado nei confronti delle tre dottoresse del reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Empoli, dove Barbara Squillace, incinta alla quarta settimana di gravidanza, morì all’età di 42 anni il 19 luglio 2018. Ieri la terza sezione penale della Corte d’Appello del tribunale fiorentino ha ribaltato il giudizio dichiarando che il reato non sussiste e assolvendo, di fatto, le tre imputate.
Le tre dottoresse erano state rinviate a giudizio nel 2019 con un capo di imputazione pesantissimo. Secondo la ricostruzione processuale, a provocare il decesso fu un’occlusione intestinale non diagnosticata, che invece fu curata per ipermesi gravidica. Dal giorno del ricovero della 42enne alla morte improvvisa, una settimana dopo, le dottoresse avrebbero sbagliato diagnosi nonostante i sintomi – come addome teso, vomito, nausea e forti dolori addominali e i risultati delle ecografie a cui era stata sottoposta la paziente – che avrebbero dovuto far sospettare l’occlusione intestinale. Invece, ancora secondo le ricostruzioni, la donna fu sempre curata per vomito gravidico e fu prescritta una valutazione interna da parte di una nutrizionista e uno psichiatra, ma non da un chirurgo, che avrebbe potuto effettuare la diagnosi corretta e salvarle la vita. Per questo il giudice della seconda sezione penale del tribunale di Firenze era arrivato a pronunciare il 17 giugno 2024 la sentenza di colpevolezza per le tre dottoresse al lavoro in quei giorni nel reparto del San Giuseppe, condannandole a una pena di due anni e quattro mesi di reclusione. La richiesta del pubblico ministero Ester Nocera era stata di condanna per due medici e l’assoluzione di un terzo.
Le professioniste però hanno fatto ricorso in appello riuscendo a dimostrare la loro innocenza rispetto al tragico evento. Le motivazioni di questo nuovo verdetto si sapranno entro 90 giorni, tuttavia chi ha difeso una delle operatrici sanitarie si dice soddisfatto per l’esito. "Con grande soddisfazione abbiamo ottenuto la sentenza della Corte d’Appello di Firenze che ha ribaltato l’esito di primo grado, chiarendo la totale estraneità delle tre imputate dall’evento morte – spiega l’avvocato Francesco Maresca, difensore di una delle tre dottoresse –. Tale soluzione doveva essere raggiunta già in primo grado in ragione di tutte le considerazioni peritali".
Al di là della verità processuale resta il dramma di una vita spezzata. Quella di Barbara Squillace è una storia che sconvolse Empoli e dintorni. La donna lavorava in una una pasticceria industriale in via Limitese ed era rimasta incinta dopo vari tentativi. Alla fine, la 42enne e il marito avevano provato la gioia di vedere il test di gravidanza confermare la risposta tanto sperata. L’inizio di una nuova vita. Progetti per il futuro, sogni, speranze, di colpo interrotti per sempre.
Le tre dottoresse erano state rinviate a giudizio nel 2019 con un capo di imputazione pesantissimo. Secondo la ricostruzione processuale, a provocare il decesso fu un’occlusione intestinale non diagnosticata, che invece fu curata per ipermesi gravidica. Dal giorno del ricovero della 42enne alla morte improvvisa, una settimana dopo, le dottoresse avrebbero sbagliato diagnosi nonostante i sintomi – come addome teso, vomito, nausea e forti dolori addominali e i risultati delle ecografie a cui era stata sottoposta la paziente – che avrebbero dovuto far sospettare l’occlusione intestinale. Invece, ancora secondo le ricostruzioni, la donna fu sempre curata per vomito gravidico e fu prescritta una valutazione interna da parte di una nutrizionista e uno psichiatra, ma non da un chirurgo, che avrebbe potuto effettuare la diagnosi corretta e salvarle la vita. Per questo il giudice della seconda sezione penale del tribunale di Firenze era arrivato a pronunciare il 17 giugno 2024 la sentenza di colpevolezza per le tre dottoresse al lavoro in quei giorni nel reparto del San Giuseppe, condannandole a una pena di due anni e quattro mesi di reclusione. La richiesta del pubblico ministero Ester Nocera era stata di condanna per due medici e l’assoluzione di un terzo.
Le professioniste però hanno fatto ricorso in appello riuscendo a dimostrare la loro innocenza rispetto al tragico evento. Le motivazioni di questo nuovo verdetto si sapranno entro 90 giorni, tuttavia chi ha difeso una delle operatrici sanitarie si dice soddisfatto per l’esito. "Con grande soddisfazione abbiamo ottenuto la sentenza della Corte d’Appello di Firenze che ha ribaltato l’esito di primo grado, chiarendo la totale estraneità delle tre imputate dall’evento morte – spiega l’avvocato Francesco Maresca, difensore di una delle tre dottoresse –. Tale soluzione doveva essere raggiunta già in primo grado in ragione di tutte le considerazioni peritali".
Al di là della verità processuale resta il dramma di una vita spezzata. Quella di Barbara Squillace è una storia che sconvolse Empoli e dintorni. La donna lavorava in una una pasticceria industriale in via Limitese ed era rimasta incinta dopo vari tentativi. Alla fine, la 42enne e il marito avevano provato la gioia di vedere il test di gravidanza confermare la risposta tanto sperata. L’inizio di una nuova vita. Progetti per il futuro, sogni, speranze, di colpo interrotti per sempre.