Il tunnel sotterraneo collega il rione di San Niccolò alla torre della Zecca Vecchia
Firenze, 6 febbraio 2026 – Una squadra di sommozzatori ispezionerà la pancia del tunnel che scorre dentro l’Arno e lega la riva di piazza Piave al rione di San Niccolò. L’incarico è stato affidato da Palazzo Vecchio alla Subsea di Livorno, che sarà affiancata e guidata da un team di ingegneri. La Subsea è già stata protagonista nel 2013 quando venne contattata dal colosso Titan, per alcuni rilievi subacquei necessari alla rimozione della Costa Concordia al Giglio.
Il loro intervento sarà fondamentale per capire quanto e in che termini il progetto di ’rifunzionalizzazione’ di quello che il governatore Eugenio Giani definì "un Corridoio Vasariano subacqueo", sia realizzabile. Il piano di valorizzazione voluto dalla Regione che vi ha destinato 7,5 milioni attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, oggi infatti resta a metà del guado.
Il doppio tunnel, a canna di fucile, è lungo circa 350 metri e profondo almeno 5 metri, è stato al centro negli scorsi mesi di campagne di saggi geognostici e geotecnici. Adesso è giunta l’ora dei sommozzatori. La loro missione: ispezionare entrambi gli accessi alla galleria, sia dal lato di San Niccolò che da quello della Zecca Vecchia. I sub andranno a caccia anche di eventuali falle nel tunnel visto che, le idrovore con cui i tecnici hanno operato nei mesi scorsi, sarebbero riuscite a svuotarne meno di un terzo. Ancora troppo poco.
La conseguenza tratta dai tecnici: un probabile danneggiamento o una falla nella galleria che potrebbe trovarsi, partendo dalla sponda della Zecca Vecchia, a meno di un centinaio di metri dall’ingresso. È lì che potrebbero avvenire le infiltrazioni maggiori ed è lì che, nel caso, bisognerà operare prima di tutto. Toccherà quindi ai sommozzatori infilarsi all’interno del tunnel, lì dove l’acqua sommerge tutto, e svolgere riprese video per capire come operare. Un lavoro non privo di rischi: fra le difficoltà maggiori infatti c’è quella di immergesi in una galleria che, in quel punto, potrebbe avere un diametro di circa due metri che si troverà completamente avvolta nell’oscurità e con scarsissima visibilità. Una volta capita l’entità del danno e se e come ripararlo, potrebbe essere possibile ridurre le infiltrazioni: agendo dall’interno o dall’esterno. La possibilità più gradita a Regione e Comune: agire dall’esterno, deviare l’acqua del fiume con delle paratie e procedere all’impermeabilizzazione e alla riparazione. Il blitz subacqueo potrebbe avvenire entro primavera, poi la squadra riemergerà con un primo verdetto.
La galleria segue l’ipotetica continuazione della mura cittadine tra la torre della Zecca Vecchia e quella di San Niccolò: uno dei due tunnel a monte, filtrante ovvero funzionante come prima depurazione del’acqua del fiume che poi sarebbe stata condotta e pompata in superficie alla ’Fabbrica dell’acqua’.
L’altro tunnel serviva per l’ispezione e la manovra degli operai e conteneva due tubazioni dell’acquedotto, ancora oggi presenti, che ripartiva dalla Fabbrica dell’acqua e portava acqua pulita alla riva destra del fiume. L’accesso alla galleria era garantito da due pozzi completi di scaletta in muratura uno su ogni riva. Ed è proprio questa seconda galleria di manovra, quella con i tubi dell’acquedotto, di cui la Regione punta a ripristinare l’agibilità. Lì dove entreranno i sub.
Firenze, 6 febbraio 2026 – Una squadra di sommozzatori ispezionerà la pancia del tunnel che scorre dentro l’Arno e lega la riva di piazza Piave al rione di San Niccolò. L’incarico è stato affidato da Palazzo Vecchio alla Subsea di Livorno, che sarà affiancata e guidata da un team di ingegneri. La Subsea è già stata protagonista nel 2013 quando venne contattata dal colosso Titan, per alcuni rilievi subacquei necessari alla rimozione della Costa Concordia al Giglio.
Il loro intervento sarà fondamentale per capire quanto e in che termini il progetto di ’rifunzionalizzazione’ di quello che il governatore Eugenio Giani definì "un Corridoio Vasariano subacqueo", sia realizzabile. Il piano di valorizzazione voluto dalla Regione che vi ha destinato 7,5 milioni attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, oggi infatti resta a metà del guado.
Il doppio tunnel, a canna di fucile, è lungo circa 350 metri e profondo almeno 5 metri, è stato al centro negli scorsi mesi di campagne di saggi geognostici e geotecnici. Adesso è giunta l’ora dei sommozzatori. La loro missione: ispezionare entrambi gli accessi alla galleria, sia dal lato di San Niccolò che da quello della Zecca Vecchia. I sub andranno a caccia anche di eventuali falle nel tunnel visto che, le idrovore con cui i tecnici hanno operato nei mesi scorsi, sarebbero riuscite a svuotarne meno di un terzo. Ancora troppo poco.
La conseguenza tratta dai tecnici: un probabile danneggiamento o una falla nella galleria che potrebbe trovarsi, partendo dalla sponda della Zecca Vecchia, a meno di un centinaio di metri dall’ingresso. È lì che potrebbero avvenire le infiltrazioni maggiori ed è lì che, nel caso, bisognerà operare prima di tutto. Toccherà quindi ai sommozzatori infilarsi all’interno del tunnel, lì dove l’acqua sommerge tutto, e svolgere riprese video per capire come operare. Un lavoro non privo di rischi: fra le difficoltà maggiori infatti c’è quella di immergesi in una galleria che, in quel punto, potrebbe avere un diametro di circa due metri che si troverà completamente avvolta nell’oscurità e con scarsissima visibilità. Una volta capita l’entità del danno e se e come ripararlo, potrebbe essere possibile ridurre le infiltrazioni: agendo dall’interno o dall’esterno. La possibilità più gradita a Regione e Comune: agire dall’esterno, deviare l’acqua del fiume con delle paratie e procedere all’impermeabilizzazione e alla riparazione. Il blitz subacqueo potrebbe avvenire entro primavera, poi la squadra riemergerà con un primo verdetto.
La galleria segue l’ipotetica continuazione della mura cittadine tra la torre della Zecca Vecchia e quella di San Niccolò: uno dei due tunnel a monte, filtrante ovvero funzionante come prima depurazione del’acqua del fiume che poi sarebbe stata condotta e pompata in superficie alla ’Fabbrica dell’acqua’.
L’altro tunnel serviva per l’ispezione e la manovra degli operai e conteneva due tubazioni dell’acquedotto, ancora oggi presenti, che ripartiva dalla Fabbrica dell’acqua e portava acqua pulita alla riva destra del fiume. L’accesso alla galleria era garantito da due pozzi completi di scaletta in muratura uno su ogni riva. Ed è proprio questa seconda galleria di manovra, quella con i tubi dell’acquedotto, di cui la Regione punta a ripristinare l’agibilità. Lì dove entreranno i sub.