L’europarlamentare dem ed ex sindaco di Firenze Dario Nardella, 50 anni. Nella foto anche Paolo Gentiloni
Firenze, 6 febbraio 2026 – Un’Unione europea capace di guidare i grandi cambiamenti di questo secolo. Invece di subirli». È un estratto-chiave della posizione espressa dalla delegazione del Pd a Bruxelles sul quale l’europarlamentare dem ed ex sindaco di Firenze insiste con più forza tanto da farne il filo conduttore stesso della ’sua’ Akadémeia, la scuola di formazione per le politiche europee e il governo del territorio, dedicata a giovani amministratori sotto i 35 anni che si svolgerà in riva all’Arno da oggi al 21 marzo.
Il programma della sessione 2026 di Akadémeia (associazione senza scopo di lucro dedicata alla formazione di una nuova generazione di amministratori, fondata sui valori europei e sull’impegno per il bene comune) si articolerà in una serie di incontri, online e in presenza, nella sede fiorentina di Palazzo Borghese, volti a fornire a giovani leader gli strumenti per affrontare le sfide della governance locale in un contesto continentale.
Sotto il patrocinio del Parlamento europeo, del Comitato delle Regioni e della presidenza del Consiglio dei ministri, l’iniziativa è guidata appunto dallo stesso Nardella, presidente del Comitato scientifico di cui fanno parte Gianni Letta, Minna Arve, Marco Buti, Luciana Lamorgese, Cristina Giachi, Andrè Sobczak, Veronica Nicotra e Giovanni Diamanti.
«Partiamo da quello che ha detto nei giorni scorsi Mario Draghi e cioè che quest’ordine globale è finito e che quindi o l’Europa fa dei passi in avanti oppure è destinata a svanire».
«La scuola mira a gettare le basi di una cultura bipartisan europeista in grado di mettere insieme tutte le forze – dai popolari ai liberali fino agli ambientalisti – che sia in grado di contrastare gli estremismi che stanno emergendo. Dobbiamo muoverci uniti perché è chiaro che da soli non si va da nessuna parte».
Perché il coinvolgimento di giovani amministratori?
«Perché sono la base per costruire un nuovo futuro. In questa edizione sono stati invitati ad esempio, oltre ai sindaci di Parigi e Barcellona, anche giovani sindaci di Ucraina e Turchia».
«Certo. L’Ucraina non potrà entrare in Europa con una fusione a freddo. C’è tutto un percorso da costruire e questo spetta alle nuove generazioni. Discorso simile vale per la Turchia dove l’autarchia di Erdogan può essere contrastata dai giovani amministratori. Ci sarà in collegamento telefonico anche il sindaco di Kiev che mai come in questo periodo sta soffrendo gli effetti del conflitto. Ecco, un punto chiave sarà anche il tema della difesa delle città in periodo di guerra».
«Esattamente. La filosofia è quella di mettere in grado gli attori locali di gestire temi internazionali».
A proposito, nel programma vediamo che sarà dato ampio spazio al tema dell’intelligenza artificiale. La sfida delle sfide a oggi.
«Certo. Ed è centrale sia nelle politiche europee sia nella gestione delle città. E si parlerà anche di sicurezza e immigrazione perché ci avviciniamo al 2027 che sarà politicamente un anno chiave. Oltre che in Italia, si vota anche in Francia».
E poi la demografia. Che ruolo possono avere le città in una tematica così complessa?
«Un ruolo importantissimo. Le città sono un motore attivo anche sulle sfide nazionali. Pensi ad esempio alle politiche che un Comune può adottare. Dall’assistenza agli anziani agli asili nido, fino alle politiche per le famiglie».
Firenze, 6 febbraio 2026 – Un’Unione europea capace di guidare i grandi cambiamenti di questo secolo. Invece di subirli». È un estratto-chiave della posizione espressa dalla delegazione del Pd a Bruxelles sul quale l’europarlamentare dem ed ex sindaco di Firenze insiste con più forza tanto da farne il filo conduttore stesso della ’sua’ Akadémeia, la scuola di formazione per le politiche europee e il governo del territorio, dedicata a giovani amministratori sotto i 35 anni che si svolgerà in riva all’Arno da oggi al 21 marzo.
Il programma della sessione 2026 di Akadémeia (associazione senza scopo di lucro dedicata alla formazione di una nuova generazione di amministratori, fondata sui valori europei e sull’impegno per il bene comune) si articolerà in una serie di incontri, online e in presenza, nella sede fiorentina di Palazzo Borghese, volti a fornire a giovani leader gli strumenti per affrontare le sfide della governance locale in un contesto continentale.
Sotto il patrocinio del Parlamento europeo, del Comitato delle Regioni e della presidenza del Consiglio dei ministri, l’iniziativa è guidata appunto dallo stesso Nardella, presidente del Comitato scientifico di cui fanno parte Gianni Letta, Minna Arve, Marco Buti, Luciana Lamorgese, Cristina Giachi, Andrè Sobczak, Veronica Nicotra e Giovanni Diamanti.
«Partiamo da quello che ha detto nei giorni scorsi Mario Draghi e cioè che quest’ordine globale è finito e che quindi o l’Europa fa dei passi in avanti oppure è destinata a svanire».
«La scuola mira a gettare le basi di una cultura bipartisan europeista in grado di mettere insieme tutte le forze – dai popolari ai liberali fino agli ambientalisti – che sia in grado di contrastare gli estremismi che stanno emergendo. Dobbiamo muoverci uniti perché è chiaro che da soli non si va da nessuna parte».
Perché il coinvolgimento di giovani amministratori?
«Perché sono la base per costruire un nuovo futuro. In questa edizione sono stati invitati ad esempio, oltre ai sindaci di Parigi e Barcellona, anche giovani sindaci di Ucraina e Turchia».
«Certo. L’Ucraina non potrà entrare in Europa con una fusione a freddo. C’è tutto un percorso da costruire e questo spetta alle nuove generazioni. Discorso simile vale per la Turchia dove l’autarchia di Erdogan può essere contrastata dai giovani amministratori. Ci sarà in collegamento telefonico anche il sindaco di Kiev che mai come in questo periodo sta soffrendo gli effetti del conflitto. Ecco, un punto chiave sarà anche il tema della difesa delle città in periodo di guerra».
«Esattamente. La filosofia è quella di mettere in grado gli attori locali di gestire temi internazionali».
A proposito, nel programma vediamo che sarà dato ampio spazio al tema dell’intelligenza artificiale. La sfida delle sfide a oggi.
«Certo. Ed è centrale sia nelle politiche europee sia nella gestione delle città. E si parlerà anche di sicurezza e immigrazione perché ci avviciniamo al 2027 che sarà politicamente un anno chiave. Oltre che in Italia, si vota anche in Francia».
E poi la demografia. Che ruolo possono avere le città in una tematica così complessa?
«Un ruolo importantissimo. Le città sono un motore attivo anche sulle sfide nazionali. Pensi ad esempio alle politiche che un Comune può adottare. Dall’assistenza agli anziani agli asili nido, fino alle politiche per le famiglie».